lunedì 14 luglio 2014

VOLANTINO: IL GOVERNO RENZI ATTACCA LA SCUOLA! DIFENDIAMOLA!



IL GOVERNO RENZI ATTACCA LA SCUOLA!
DIFENDIAMOLA!
 
 
Il governo Renzi, per bocca del sottosegretario Reggio, ha scoperto le carte circa le sue vere intenzioni sulla scuola. La proposta parla di una aumento dell’orario di lavoro a parità di salario! Altro che novità! Nulla di nuovo rispetto alle proposte che furono di Monti e Profumo e che allora un ampio movimento respinse al mittente. Dalla finestra rientrano anche le proposte di Aprea circa il ruolo e il potere dei dirigenti scolastici i quali, nella proposta del governo Renzi, potrebbero scegliere i docenti a cui affidare incarichi di collaborazione e specialistici con incrementi stipendiali fino al 30%! Lo strumento scelto per questa riforma è una democraticissima legge delega che dovrebbe essere proposta il 15 luglio proprio quando le scuole sono chiuse e parte del personale è in ferie; così è il Governo a decidere senza alcuna forma di discussione né in Parlamento né con le parti sociali.
 
Demistifichiamo il governo Renzi e non lasciamoci dividere dalla sua propaganda:
 
  • l’orario di lavoro di 18 ore settimanali è quello delle lezioni frontali in aula ed è in media con quello degli altri paesi europei;
  • a parità di orario di lavoro il salario dei docenti italiani è decisamente più basso di quello dei colleghi europei;
  • lo scopo di questo governo è mandare a casa migliaia di precari che a partire da settembre si troveranno senza lavoro e quello di aumentare l’orario di lavoro di chi resta. La conseguenza più immediata di questo provvedimento sarà un ulteriore scadimento della didattica (messa già a dura prova dall’introduzione dei quiz Invalsi): conta poco quello che si sarà in grado di insegnare dovendo seguire un numero maggiore di studenti e di classi senza avere il tempo di studiare e di aggiornarsi sulla propria materia e sui modi di insegnarla.
  • Questi tagli sono un altro frutto amaro dell’applicazione delle politiche di austerità che per tenere sotto controllo il debito pubblico e permettere alti profitti e alte rendite chiedono un continuo taglio della spesa pubblica (scuola, sanità e trasporto pubblico in primis).
  • Un attacco ai lavoratori e alle lavoratrici della scuola peggiora le condizioni di salario e diritti per tutti e tutte, oltre a minare alla base diritti garantiti dalla costituzione come quello all’istruzione.
Il personale che lavora nelle scuole e i genitori non si stanno facendo cogliere impreparati e stanno già organizzando la risposta a questo attacco: nonostante la chiusura delle scuole nei prossimi giorni sono previsti presidi e assemblee.
Sinistra Anticapitalista sostiene e appoggia con forza tutte le iniziative che verranno organizzate in difesa della scuola pubblica.
 
Basta con le politiche di austerità e basta tagli sulla pelle di lavoratori e lavoratrici e di studenti e studentesse!
 
Lottiamo per la dignità del lavoro in generale, sia nel pubblico impiego che nel privato!
 
 
 
 
 
 
 




mercoledì 2 luglio 2014

Comunicato sul Piano Paesaggistico Regione Toscana



Martedì, primo luglio, tutte le associazioni ambientaliste si sono date appuntamento in via Cavour, a Firenze, davanti alla sede del Consiglio Regionale della Toscana organizzando un presidio di protesta contro lo scempio delle Alpi Apuane che, grazie allo stravolgimento della proposta di piano paesaggistico che la Regione Toscana si appresta a licenziare, le multinazionali del carbonato di calcio e i signori del marmo continueranno a perpetrare e ad intensificare.
Si è trattato di un importante momento di mobilitazione unitaria, cui hanno partecipato attivamente anche il Movimento 5 Stelle e Sinistra Anticapitalista; a fronte dell’offensiva dei signori del marmo sembra avviarsi un processo di superamento di quelle difficoltà di intesa, derivanti soprattutto da presupposti di carattere ideologico, che fino ad oggi hanno depotenziato il movimento di opposizione all’esproprio e alla distruzione del bene comune.
 


Purtroppo non c’è due senza tre!
Comunicato di Sinistra Anticapitalista Massa-Carrara
La Regione Toscana sta facendo a pezzi ogni strumento normativo utile per valorizzare il marmo e proteggere le Alpi Apuane, è il caso:
1) Della nuova legge sugli usi civici che di fatto, liquida ogni diritto collettivo esistente sulle cave di marmo
2) Del piano paesaggistico che,dopo estenuanti trattative, finisce con  riconfermare che il Parco delle Apuane è un Parco delle Attività Estrattive e non un Parco Naturale
Poiché non c’è due senza tre prevediamo che la nuova legge sulle attività estrattive invece di sancire una volta per tutte la proprietà pubblica dei giacimenti marmiferi, finirà con il riaprire le porte anche alle pretese proprietarie dei privati sugli agri marmiferi di Carrara.
C’è una costante nelle politiche del Centro Sinistra (peraltro condivisa con il Centro Destra) quella di anteporre l’interesse del capitale a qualsiasi altro interesse o diritto; vale per la Tav come per la Fiat, vale per l’Ilva come vale per il marmo.
Finiscono con diventare foglie di fico il lavoro e le buone intenzioni dell’Assessore Marson e le dichiarazioni del Presidente Rossi; i fatti sono incontestabili e tutti dovrebbero prenderne atto. Non esiste alcuna volontà da parte degli amministratori regionali di mettere a rischio un’unghia della loro peraltro precaria carriera e scontrarsi veramente con le lobbies del marmo e con i loro diretti rappresentanti politici.
E’ necessario costruire una alternativa ai governi degli industriali, partendo dalla consapevolezza che solo un’opposizione intransigente (politica, sociale e istituzionale) può dare la credibilità necessaria per assolvere questo difficile compito; ogni ambiguità viene giustamente vista con diffidenza e anche con disprezzo da cittadini e lavoratori.
La costruzione di un movimento unitario che dia carattere continuativo e programmatico alle lotte per salvare le Apuane e per salvare il marmo dalle unghie degli affaristi può dare, in Toscana, un contributo fondamentale.
-stabilire per legge la proprietà pubblica dei giacimenti marmiferi
-adottare concrete e adeguate misure per imporre la lavorazione del marmo sul territorio                     -dismettere progressivamente le escavazioni all’interno del Parco, congiuntamente alla adozione di misure di riconversione economica

Su questi temi è necessario fare uno sforzo di maggiore unità di intenti e di più efficace coordinamento tra tutti coloro (singoli, associazioni, organizzazioni e movimenti) che, anche diversamente, fino ad oggi si sono impegnati sul terreno dell’alternativa allo scempio e all’impoverimento.

lunedì 23 giugno 2014

Comunicato Iniziativa 20 Giugno 2014 _ Il marmo bene comune e patrimonio indisponibile; dai beni estimati alla proprietà pubblica della risorsa”


Sabato 20 giugno, nonostante la coincidenza con la partita giocata a Recife dalla nazionale di calcio, buona partecipazione e buon livello della discussione all’incontro dibattito organizzato a Carrara da Sinistra Anticapitalista sul tema “Il marmo bene comune e patrimonio indisponibile; dai beni estimati alla proprietà pubblica della risorsa”. 

Hanno partecipato rappresentanti di Legambiente, Movimento 5 Stelle, Carrara Bene Comune, Sinistra Ecologia Libertà, Rifondazione Comunista, Italia Nostra, ARCI Massa Carrara e Centro Cervati di Seravezza.

La discussione he evidenziato la necessità di dar vita ad un movimento unitario che, ancora una volta, imponga al Comune e alla Regione Toscana la tutela del patrimonio minerario pubblico, la tutela dell’ambiente e della pubblica incolumità e la pubblicizzazione di tutti i giacimenti marmiferi situati nel territorio regionale.

Certamente si sono registrate diverse chiavi di lettura di una situazione che tutti gli intervenuti hanno riconosciuto grave e molto preoccupante; infatti mentre tutte le associazioni e le organizzazioni politiche non coinvolte, in un modo o nell’altro, nel governo locale hanno denunciato con forza le gravi responsabilità politiche del Centro Sinistra, a Carrara come a Firenze, e a hanno dato la loro disponibilità alla definizione di un programma unitario e a conseguenti azioni di pressione e di lotta, altri ( i rappresentanti di Sel e Prc) hanno sostanzialmente evitato di individuare le evidenti responsabilità e di assumere impegni concreti nei confronti di Comune e Regione. 

In conclusione si è convenuto di dare seguito alla discussione individuando prossime scadenze ed iniziative unitarie; registrando, da parte nostra, come i processi di ricomposizione della sinistra anticapitalista non possano che passare attraverso la verifica sulle questioni di merito e nella coerenza verso le politiche neo liberiste portate avanti dal PD, più che su convergenze elettorali più o meno tattiche.

domenica 15 giugno 2014

Il marmo bene comune e patrimonio indisponibile; dai beni estimati alla proprietà pubblica della risorsa

Venerdì 20 Giugno alle 17.30
c/o Sala di Rappresentanza
Comune di Carrara



Sinistra Anticapitalista MS organizza un incontro dibattito sul tema:

Il marmo bene comune e patrimonio indisponibile;
dai beni estimati alla proprietà pubblica della risorsa.


Interventi di

Ildo Fusani (Sinistra Anticapitalista)
Pino Sansoni (Legambiente)
Francesco De Pasquale (Movimento 5 Stelle)
Claudia Bienaimè (Carrara Bene Comune)
Davide Ronchieri (Sinistra Ecologia Libertà)
Nicola Cavazzuti (Rifondazione Comunista)
Mario Venutelli (Italia Nostra)
Matteo Bartolini (ARCI Massa Carrara)

Partecipano

Prof. Giorgio Pizziolo (Centro Cervati)
Avv. Licio Corfini (Centro Cervati)
Prof.ssa Emilia Fazzi Contigli (Sindaco Carrara 1994/98)
Paolo Gozzani ( Segretario Camera del Lavoro CGIL MS )



Il diritto d’occupazione è condannato a sparire davanti all’interesse generale che, essendo l’interesse sociale, è anche quello dell’occupante.

Pierre – Joseph Proudhon (1840) _ Che cos’è la proprietà ?

LA RISORSA MARMO

Ogni azione politica e ogni intervento legislativo che abbia per riferimento, diretto o indiretto, la “risorsa marmo” deve proporsi di riconfermare e affermare la proprietà e il controllo pubblico della risorsa mineraria.
Lo richiedono la gravità della crisi economica e sociale, l’impatto ambientale delle escavazioni e la mancata valorizzazione della risorsa; lo motivano il valore della materia prima e la diffusa situazione di illegittimità che caratterizza il settore.
Lo consente la normativa vigente che affida alle Regioni piena competenza legislativa, anche a seguito della riforma del titolo V della Costituzione (legge costituzionale n. 3/2001).
Un organico intervento legislativo è necessario nel territorio regionale della Toscana al fine di porre termine:
- alle anacronistiche situazioni di disparità tra imprese escavatrici operanti su beni pubblici e su beni cosiddetti “privati”;
- all' evasione fiscale e all' elusione dei canoni concessori;
- e soprattutto, alla perdita di valore aggiunto in termini di occupazione, saperi, professionalità e culture che le logiche di mercato e l’egoismo imprenditoriale sottraggono non solo alla città di Carrara, ma all’intero territorio apuano e infine, all’intera Regione Toscana.
Non è azzardato infatti, sostenere che i giacimenti marmiferi costituiscono per la Toscana una risorsa paragonabile, se non superiore, all’importanza che hanno per l’Italia, i giacimenti petroliferi esistenti nel sottosuolo nazionale.
E’ necessario che la Regione Toscana dedichi al marmo la stessa attenzione economica che lo stato nazionale ha dedicato al petrolio, con quell’attenzione per l’ambiente e il paesaggio che, fino ad oggi, Stato e Regione hanno dimostrato di non avere.

I BENI ESTIMATI

Il parere del prof. Conte non fa che confermare le ragioni storiche della collettività carrarese e del Comune di Carrara per reclamare la proprietà pubblica non solo degli agri marmiferi ma anche dei beni estimati; proprietà del resto asserita già alla fine degli anni '90, dall'Avv. Piccioli e autorevolmente confermata dal Prof. Barile.
Ulteriori ragioni fondate sulla proprietà civica delle cave di Carrara, danno maggiore motivazione ai cittadini carraresi nella loro richiesta di veder dichiarata la piena proprietà pubblica di tutte le cave di Carrara.

UNA NUOVA NORMATIVA

Data per acquisita la volontà del Comune e della Regione di procedere su questa strada, vanno riconosciute e sostenute con forza le ragioni di quanti esigono che la nuova normativa e il nuovo regolamento siano sostenuti da solide basi giuridiche “ nell'eventualità certa ”, di una nuova ondata di ricorsi e per uscire finalmente da un quadro di illegittimità, su cui possono essersi determinate anche situazioni giuridicamente più gravi e soprattutto, politicamente e civicamente più esecrabili.
Nuova normativa che dopo una transizione di quasi vent'anni, durante i quali si è protratta la rendita di posizione, non potrà certamente prevedere nuove fasi transitorie foriere di incertezza, di iniquità e di nuove situazioni di illegittimità.

…Se appare qui chiaro che l’interesse privato degrada lo Stato a proprio mezzo, come non dovrebbe seguirne che una rappresentanza degli interessi privati, delle classi privilegiate, voglia e possa degradare lo Stato ai fini dell’interesse privato?

Karl Marx (30 ottobre 1842)


"NON BUTTARE VIA IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA"

Questa espressione viene usata per mettere in guardia chi, non riuscendo a risolvere una situazione difficile e volendo ripartire da zero, nel liberarsi di ciò che è negativo e inutile, non si accorge che corre il rischio di gettar via anche quanto di positivo e utile ha già.
I Carrarini di utile hanno una sentenza della Corte Costituzionale che rende inoppugnabile quanto sancito con legge regionale 104/95; sarebbe veramente da irresponsabili mettere a repentaglio un risultato storico e consolidato che riguarda la parte più ampia e strategica dei giacimenti del carrarese.
Il nuovo testo quindi non potrà che recitare, come già il testo della l.r. 78/98: “La presente legge si applica anche agli Agri Marmiferi dei Comuni di Massa e di Carrara, per quanto non in contrasto con la legge regionale 5 dicembre 1995, n.104 (Disciplina degli Agri Marmiferi di proprietà dei Comuni di Massa e di Carrara)…”
La nuova normativa regionale potrà invece affrontare, tra l’altro, il tema dei giacimenti situati in terreni intestati a società o a cittadini privati, materia di competenza delle regioni a seguito della riforma del titolo V della Costituzione (legge costituzionale n. 3/2001).
Forte delle ragioni storiche portate dal Prof. Conte per i beni estimati di Carrara, ma soprattutto delle ragioni di interesse pubblico economico, locale e regionale, connesse alla valorizzazione della principale risorsa del sottosuolo presente nel territorio della Toscana, la Regione potrà legiferare disponendo il passaggio dei giacimenti marmiferi industrialmente utilizzabili alla categoria delle miniere in applicazione del’art 3 del R.D. 29/07/1927, n. 1443.

In tal senso ha già operato la Regione Calabria con legge che ha superato il vaglio della Corte Costituzionale senza che il governo eccepisse alcunché nel merito della piena competenza regionale in materia.

QUALE GESTIONE PER LE CAVE ACQUISITE AL PATRIMONIO PUBBLICO ?

Il fallimento delle politiche concertative, non solo per quanto riguarda la congruità dei canoni e del loro pagamento, ma avendo a riferimento innanzitutto gli aspetti occupazionali, ambientali e sociali, richiede il superamento di pratiche politico-amministrative riservate alle élites politiche ed economiche e l’apertura a nuove esperienze rivolte alla più ampia partecipazione popolare e al controllo dei lavoratori.
I movimenti per l’acqua pubblica-bene comune hanno avanzato proposte utili anche per la valorizzazione di altre risorse naturali diverse dall’acqua, come il marmo. Tali proposte non hanno ancora trovato risposta nell’ordinamento vigente, anzi!
E’ necessario che la Regione Toscana vada oltre le timide e insufficienti forme partecipative, meglio dire consultive, previste dalla normativa regionale, per fare un passo verso il superamento della situazione di esclusione e spossessamento delle collettività locali e dei lavoratori da qualsiasi voce in capitolo sull’uso e sulla destinazione della risorsa.
Inoltre una gestione pubblica e democratica della risorsa non può prescindere da politiche attive che impediscano il crearsi di posizioni di monopolio e di oligopolio e deve favorire lo sviluppo dell’occupazione locale attraverso concrete azioni a sostegno della ripresa e dello sviluppo della filiera locale.
Per questo si ripropone l’esigenza della istituzione di un soggetto economico, pubblico e democratico che indirizzi e sostenga la trasformazione e che svolga una funzione di garanzia nel campo del commercio; insomma una grande azienda pubblica, trasparente e sottoposta a forme di controllo democratico e popolare, che sia uno strumento finalizzato alla ripresa dell’economia e della cultura del marmo in tutto il territorio delle Alpi Apuane.
Esistono a Carrara, a Massa e sulle Apuane movimenti e forze organizzate che possono mobilitarsi e muoversi nella direzione di porre all’ordine del giorno un cambio di marcia in questo senso.Il convegno del 20 giugno vuol essere un passo verso la costruzione di questo movimento.

Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate - virtú, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. - tutto divenne commercio. Questo è il tempo della corruzione generale, della venalità universale.

Karl Marx (1847) Miseria della filosofia

venerdì 28 marzo 2014

Sinistra Anticapitalista e le Elezioni Europee

Coordinamento nazionale di Sinistra Anticapitalista, 22-23 marzo 2014

Risoluzione sulle elezioni europee e sulla campagna politica contro l’Europa del Fiscal Compact

 

1. La scadenza delle elezioni europee costituisce un momento politico di grande rilevanza per tutti i paesi del continente e per l’Italia. Dopo anni di crisi e di violente politiche austerità, il voto, pur nella sua forma particolare e distorta rispetto alla complessità della realtà sociale, mostrerà le grandi tendenze in atto, gli effetti politici prodotti dalla crisi sociale e le ripercussioni sui livelli di coscienza delle classi lavoratrici e popolari. La possibile non partecipazione al voto di larghi settori di massa rappresenterà in ogni caso un segnale, una forma specifica di espressione politica.

2. I risultati del voto influenzeranno le dinamiche e gli orientamenti tattici delle forze politiche dominanti, fermo restando il quadro strategico dato, cioè l’offensiva della borghesia contro le classi lavoratrici e le politiche dell’austerità che la realizzano.
3. Il rigetto delle politiche dell’Unione Europea e delle sue istituzioni da parte di larghi settori di massa di fronte ad una sempre maggiore consapevolezza sulla drammaticità della situazione e sulla totale incertezza del futuro, in mancanza di una risposta adeguata delle organizzazioni sindacali e della sinistra, spinge settori popolari alla deriva verso forze populiste di destra e/o direttamente fasciste. La consistenza, la presenza elettorale e l’organizzazione delle forze della destra e della destra estrema in diversi paesi, le potenzialità che queste possono avere in altri, testimonia di un pericolo forte, strettamente connesso con la debolezza della sinistra e dei movimenti sociali nella costruzione di una valida e credibile alternativa alle politiche economiche e sociali delle classi dominanti europee.
4. Decisivo in questo contesto è quindi costruire le resistenze delle lavoratrici e dei lavoratori contro l’attacco delle forze governative e padronali che colpisce ormai tutti gli aspetti della loro vita: l’occupazione, il salario, i diritti del lavoro, lo stato sociale, i servizi sociali anche quelli più fondamentali come la sanità e la scuola, gli stessi diritti democratici e le forme della democrazia borghese, quale si era consolidata nel continente dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.
Una posizione di rigetto dell’austerità, dei vincoli, dei trattati e delle istituzioni antidemocratiche di Bruxelles, di denuncia dei disegni e degli obiettivi padronali, di rifiuto conseguente di ogni alleanza con le forze social-liberiste del PSE nella gestione della crisi, di indicazione della solidarietà e dell’unità delle classi lavoratrici contro il comune nemico, si misura in primo luogo sul terreno sociale, nel sostegno alle lotte e nel rapporto materiale tra le lavoratrici e i lavoratori al di là delle frontiere.
5. La scadenza politica elettorale, proprio ed anche perché si manifestano forti lacerazioni e tendenze centrifughe, avrà una valenza continentale ponendosi all’attenzione delle popolazioni e delle classi lavoratrici; per questo non può essere considerata secondaria dalle forze anticapitaliste che devono provare ad usarle, se ne hanno la forza organizzativa, nelle forme tattiche utili alla loro costruzione e a quella del movimento.
Sarebbe negativo se sull’arena elettorale si confrontassero ed avessero spazio e credibilità, solo le opzioni “ufficiali” della borghesia e quelle che in diverse forme ripropongono una soluzione “nazionale”.
6. Le prime puntano alla difesa dei contenuti economici e politici espressi nei trattati europei e alla conseguente modifica storica dei rapporti di forza tra le classi, anche se mascherati da ipocriti discorsi “europeisti”. Sono posizioni che hanno il convinto supporto di tutte le forze della “sinistra” moderata al di là delle vacue richieste di qualche modesta iniezione di misure sociali che comunque non metta in discussione le scelte neoliberiste di fondo. L’altra opzione indica un ripiegamento sul vecchio modello nazionale, del tutto coerente con l’ispirazione reazionaria di alcune delle forze che la sostengono e su cui puntano a costruire la loro egemonia le forze fasciste e di estrema destra.
7. Un’opzione ancora diversa è rappresentata in Italia dalla proposta del Movimento 5 Stelle, costruitosi attorno alla grande ondata di “antipolitica” prodottasi nel corso degli ultimi anni. Sul terreno europeo il M5S oscilla tra una posizione di ripiegamento “nazionale” e la consapevolezza che, in questa opzione, l’egemonia a livello continentale non potrebbe che essere nelle mani delle forze più reazionarie. Le ambiguità politiche e, soprattutto, il carattere aclassista del suo gruppo dirigente non consentono al M5S di individuare e adottare una posizione più chiara, legata alle contraddizioni sociali e internazionalista.
8. Le correnti di sinistra anche radicale che vedono una soluzione nell’arroccamento nazionale nutrono pericolose illusioni sulla possibilità che in un quadro diverso e più ristretto possano riproporsi politiche espansive e neokeynesiane e su una possibile convergenza con settori della borghesia nazionale nella speranza di riconquistare le posizioni perdute. Puntano alla impossibile salvezza del proprio proletariato “nazionale” e impediscono obiettivamente ogni azione di unità e di convergenza tra le classi lavoratrici dei vari paesi del continente. Si tratta dunque di un’opzione non solo sbagliata ma che, in ogni caso, sarà perdente di fronte alla offensiva delle forze di destra.
9. Per queste ragioni abbiamo proposto e lavorato perché anche nel nostro paese fosse presente nelle elezioni un voce anticapitalista e che in ogni caso si realizzasse una lista capace di avanzare un programma politico di netto rigetto delle politiche di austerità, di difesa delle classi lavoratrici e dei movimenti sociali e che respingesse da una parte i progetti neoliberisti e antipopolari delle attuali istituzioni europee, dall’altra ogni idea obiettivamente arretrata e egualmente pericolosa di ripiegamento nazionalista. Per questo, tra l’altro, sosteniamo il percorso e le scelte del NPA-Nuovo Partito anticapitalista in Francia e di Izquierda anticapitalista in Spagna, nonché il fondamentale lavoro dei compagni di DEA (Sinistra operaia internazionalista) e della Piattaforma di sinistra in Syriza in Grecia.
10. Purtroppo in Europa non è presente un sufficiente livello di azione coordinata e convergente delle forze anticapitaliste peraltro esistenti in quasi tutti i paesi dell’UE. L’obiettivo di costruire e consolidare la convergenza tra queste forze resta tutto da realizzare e l’occasione delle elezioni europee 2014 poteva essere un’occasione da sfruttare. Ma così non è stato. Tutto ciò lascia uno spazio grande e immeritato a quelle forze ambigue che, nell’ambito del GUE e della Sinistra Europea praticano una politica a metà strada tra l’alternativa e la interlocuzione con il PSE e con i social-liberisti.
11. In Italia il percorso di costruzione della Lista Tsipras, proprio perché si basa sul rifiuto delle politiche liberiste attuate dalle istituzioni europee e si mantiene al’linterno di una ispirazione internazionalista (anche grazie al riferimento alle battaglie politiche di Syriza in Grecia), ha incontrato un’eco relativamente importante e ha suscitato speranze positive su una scelta chiaramente diversa da quelle delle maggiori forze in campo.
Tuttavia il risultato finale si è materializzato in una coalizione e in un profilo politico che presentano parecchie contraddizioni, ambiguità ed incertezze programmatiche.
In primo luogo dobbiamo segnalare che esso non corrisponde a quanto sarebbe obiettivamente necessario per contrastare l’avversario di classe, cioè l’affermarsi di una proposta strategica coerente e anticapitalista.
In secondo luogo all’interno della lista si esprimono un ventaglio di posizioni che oscillano tra un orientamento politico alternativo basato sulla democrazia e sull’umanesimo e che propone una linea di modifica degli assetti europei caratterizzata da una forte spinta riformista neokeynesiana con parecchie illusioni sulla sua realizzabilità e altre che si collocano apertamente sul terreno moderato della pura riforma degli attuali assetti capitalistici europei e del condizionamento delle forze social-liberiste del PSE.
Queste ultime sono ben espresse dal ruolo assunto da una serie di capilista, da intellettuali di una certa area politica “riformista”, da SEL e dal suo leader Vendola, che si è inventato la formula della “terra di mezzo” tra Schultz e Tsipras; questa idea rappresenta con nettezza il rapporto che questo orientamento vuole costruire con le socialdemocrazie e l’utilizzo della lista a fini di condizionamento e di spazio politico da conquistare.
Anche sul piano del metodo non condividiamo la scelta di affidare a pochissimi (autonominatisi “garanti”) il compito di comporre le liste operando scelte non sempre trasparenti.
Proprio per tutti questi motivi Sinistra Anticapitalista ha deciso di non far parte della Lista Tsipras e di non proporre proprie/i cadidate/i al momento della formazione delle liste.
12. Ma altrettanto non ci sfugge che questa lista si colloca in mezzo a un deserto politico e può apparire una posizione alternativa e di sinistra e che come tale può essere considerata utile da settori significativi di lavoratori e di militanti dei movimenti sociali.
Inoltre sono candidati nelle liste alcune compagne e compagni che hanno espresso nei movimenti e nelle battaglie politiche posizioni radicali ed anticapitaliste.
Per queste ragioni, pur avendo presenti le contraddizioni espressamente richiamate, riteniamo utile avanzare una indicazione mirata, cioè di di proporre un voto su quelle/quei candidate/i, della lista che, per il loro agire politico, esprimono con coerenza un orientamento anticapitalista e di forte internità ai movimenti di contrasto alle politiche liberiste, che sono sempre stati in prima fila nei movimenti di lotta contro le politiche capitaliste dei governi e dei padroni. Tra queste/i segnaliamo in particolare la compagna Nicoletta Dosio della Val Susa, che da sempre ha fatto questa scelta politica e di militanza.
13. Sinistra Anticapitalista, sta già sviluppando una sua specifica campagna elettorale europea, con un’impostazione di fondo anticapitalista e internazionalista, incentrata sull’opposizione alle politiche dell’austerità, contro l’Europa del Fiscal compact, per l’unità delle lotte delle lavoratrici dei lavoratori; è da queste lotte, dalle crisi sociali e politiche che si produrranno, dalla rimessa in discussione degli assetti istituzionali capitalisti europei, espressi nell’UE, che si porranno le condizioni e i rapporti di forza politici e sociali per la costruzione di un’altra Europa.
Continueremo in questa campagna nelle prossime settimane mettendo l’accento e l’attenzione sulla costruzione di una mobilitazione concreta contro le misure del nuovo inverecondo governo Renzi e contro i ricatti delle politiche dell’Unione europea: decisiva, infatti, nello scontro sociale in atto sarà, come sempre, la capacità di lotta per i propri obiettivi della classe lavoratrice, sconfiggendo anche le subalternità e le complicità delle burocrazie sindacali alle scelte padronali.
In questa sede ricordiamo solo i temi principali di agitazione e di iniziativa sociale che hanno valenza europea e sui quali bisogna ricercare il coordinamento e l’unità d’azione delle masse lavoratrici e dei settori che si mobilitano:
  • la battaglia per l’occupazione attraverso la proposta di una riduzione dell’orario a parità di salario in tutti i paesi;
  • l’obiettivo di un salario minimo europeo rapportato alle condizioni concrete delle singole economie;
  • la difesa ad oltranza dei servizi pubblici, a partire dalla sanità e dalla scuola costruendo il coordinamento delle lotte che già si manifestano su scala nazionale;
  • il rigetto del debito e del ricatto che su di esso è stato costruito per determinare un flusso continuo di risorse dal basso verso l’alto;
  • la nazionalizzione delle banche come strumento indispensabile per affrontare la crisi finanziaria e garantire il finanziamento per un nuovo forte intervento pubblico dello stato
  • la battaglia per la difesa dei diritti democratici e del lavoro, a partire dalla lotta contro l’accordo del 10 gennaio.
I nostri circoli saranno dunque impegnati in una forte campagna di agitazione e di propaganda su questi temi ed organizzeranno tutte le iniziative pubbliche necessarie per dare la maggior forza alle nostre proposte alternative.
In questo quadro parteciperemo attivamente all’organizzazione della manifestazione che le forze politiche anticapitaliste, il sindacalismo di classe e diversi movimenti sociali stanno organizzando per il 12 aprile a Roma contro le politiche dell’austerità. Il 12 e 13 aprile sono anche le due giornate di mobilitazione che in Francia sono state indette dal Front de Gauche e dall’NPA sulla base di un piattaforma comune contro il neofascismo del FN di Marine Le Pen e contro il durissimo patto dell’austerità che il governo “socialista” di Hollande ha concordato con la Confindustria francese e con alcuni sindacati “complici”.
Sono giornate che possono vedere una rinnovata iniziativa internazionalista della sinistra di classe in Francia e in Italia in stretto rapporto con le lotte che si manifestano in tutta Europa a partire naturalmente dalla Grecia.
14. E’ in questa ottica e in questo spirito che domenica 13 aprile Sinistra Anticapitalista organizzerà a Roma un meeting anticapitalista e internazionalista con la partecipazione di compagni francesi, greci e dello Stato spagnolo e a cui invitiamo a partecipare non solo i nostri militanti e simpatizzanti ma tutte/i coloro che condividono queste nostre proposte politiche.

 

martedì 17 dicembre 2013

L'occupazione a Massa
Sinistra anticapitalista Massa-Carrara esprime piena solidaritetà agli occupanti di BankItalia di Massa ed ai militanti politici che la sostengono. 

E' necessario un'immediato piano straordinario che risponda all'emergenza casa. 

Gli amministratori locali, così bravi a trovare schiere d'avvocati ed esperti di diritto quando si tratta di difendere gli interessi dei poteri economici e delle aziende private, mettano in campo tutto il coraggio e la fantasia - che finora non hanno dimostrato di avere - per trovare la strada che dica che è inaccettabile mantenere appatamenti e complessi immobiliari sfitti mentre la gente dorme fuori di casa.

La casa è un diritto. Le nostre vite valgono più dei loro profitti !