domenica 11 maggio 2014
venerdì 28 marzo 2014
Sinistra Anticapitalista e le Elezioni Europee
Coordinamento nazionale di Sinistra Anticapitalista, 22-23 marzo 2014
Risoluzione sulle elezioni europee e sulla campagna politica contro l’Europa del Fiscal Compact
1. La scadenza delle elezioni europee costituisce un momento politico di grande rilevanza per tutti i paesi del continente e per l’Italia. Dopo anni di crisi e di violente politiche austerità, il voto, pur nella sua forma particolare e distorta rispetto alla complessità della realtà sociale, mostrerà le grandi tendenze in atto, gli effetti politici prodotti dalla crisi sociale e le ripercussioni sui livelli di coscienza delle classi lavoratrici e popolari. La possibile non partecipazione al voto di larghi settori di massa rappresenterà in ogni caso un segnale, una forma specifica di espressione politica.
2. I risultati del voto influenzeranno le dinamiche e
gli orientamenti tattici delle forze politiche dominanti, fermo
restando il quadro strategico dato, cioè l’offensiva della borghesia
contro le classi lavoratrici e le politiche dell’austerità che la
realizzano.
3. Il rigetto delle politiche dell’Unione Europea e
delle sue istituzioni da parte di larghi settori di massa di fronte ad
una sempre maggiore consapevolezza sulla drammaticità della situazione e
sulla totale incertezza del futuro, in mancanza di una risposta
adeguata delle organizzazioni sindacali e della sinistra, spinge settori
popolari alla deriva verso forze populiste di destra e/o direttamente
fasciste. La consistenza, la presenza elettorale e l’organizzazione
delle forze della destra e della destra estrema in diversi paesi, le
potenzialità che queste possono avere in altri, testimonia di un
pericolo forte, strettamente connesso con la debolezza della sinistra e
dei movimenti sociali nella costruzione di una valida e credibile
alternativa alle politiche economiche e sociali delle classi dominanti
europee.
4. Decisivo in questo contesto è quindi costruire le
resistenze delle lavoratrici e dei lavoratori contro l’attacco delle
forze governative e padronali che colpisce ormai tutti gli aspetti della
loro vita: l’occupazione, il salario, i diritti del lavoro, lo stato
sociale, i servizi sociali anche quelli più fondamentali come la sanità e
la scuola, gli stessi diritti democratici e le forme della democrazia
borghese, quale si era consolidata nel continente dopo la tragedia della
seconda guerra mondiale.
Una posizione di rigetto dell’austerità, dei vincoli, dei trattati e delle istituzioni antidemocratiche di Bruxelles, di denuncia dei disegni e degli obiettivi padronali, di rifiuto conseguente di ogni alleanza con le forze social-liberiste del PSE nella gestione della crisi, di indicazione della solidarietà e dell’unità delle classi lavoratrici contro il comune nemico, si misura in primo luogo sul terreno sociale, nel sostegno alle lotte e nel rapporto materiale tra le lavoratrici e i lavoratori al di là delle frontiere.
Una posizione di rigetto dell’austerità, dei vincoli, dei trattati e delle istituzioni antidemocratiche di Bruxelles, di denuncia dei disegni e degli obiettivi padronali, di rifiuto conseguente di ogni alleanza con le forze social-liberiste del PSE nella gestione della crisi, di indicazione della solidarietà e dell’unità delle classi lavoratrici contro il comune nemico, si misura in primo luogo sul terreno sociale, nel sostegno alle lotte e nel rapporto materiale tra le lavoratrici e i lavoratori al di là delle frontiere.
5. La scadenza politica elettorale, proprio ed anche
perché si manifestano forti lacerazioni e tendenze centrifughe, avrà
una valenza continentale ponendosi all’attenzione delle popolazioni e
delle classi lavoratrici; per questo non può essere considerata
secondaria dalle forze anticapitaliste che devono provare ad usarle, se
ne hanno la forza organizzativa, nelle forme tattiche utili alla loro
costruzione e a quella del movimento.
Sarebbe negativo se sull’arena elettorale si confrontassero ed avessero spazio e credibilità, solo le opzioni “ufficiali” della borghesia e quelle che in diverse forme ripropongono una soluzione “nazionale”.
Sarebbe negativo se sull’arena elettorale si confrontassero ed avessero spazio e credibilità, solo le opzioni “ufficiali” della borghesia e quelle che in diverse forme ripropongono una soluzione “nazionale”.
6. Le prime puntano alla difesa dei contenuti
economici e politici espressi nei trattati europei e alla conseguente
modifica storica dei rapporti di forza tra le classi, anche se
mascherati da ipocriti discorsi “europeisti”. Sono posizioni che hanno
il convinto supporto di tutte le forze della “sinistra” moderata al di
là delle vacue richieste di qualche modesta iniezione di misure sociali
che comunque non metta in discussione le scelte neoliberiste di fondo.
L’altra opzione indica un ripiegamento sul vecchio modello nazionale,
del tutto coerente con l’ispirazione reazionaria di alcune delle forze
che la sostengono e su cui puntano a costruire la loro egemonia le forze
fasciste e di estrema destra.
7. Un’opzione ancora diversa è rappresentata in
Italia dalla proposta del Movimento 5 Stelle, costruitosi attorno alla
grande ondata di “antipolitica” prodottasi nel corso degli ultimi anni.
Sul terreno europeo il M5S oscilla tra una posizione di ripiegamento
“nazionale” e la consapevolezza che, in questa opzione, l’egemonia a
livello continentale non potrebbe che essere nelle mani delle forze più
reazionarie. Le ambiguità politiche e, soprattutto, il carattere
aclassista del suo gruppo dirigente non consentono al M5S di individuare
e adottare una posizione più chiara, legata alle contraddizioni sociali
e internazionalista.
8. Le correnti di sinistra anche radicale che vedono
una soluzione nell’arroccamento nazionale nutrono pericolose illusioni
sulla possibilità che in un quadro diverso e più ristretto possano
riproporsi politiche espansive e neokeynesiane e su una possibile
convergenza con settori della borghesia nazionale nella speranza di
riconquistare le posizioni perdute. Puntano alla impossibile salvezza
del proprio proletariato “nazionale” e impediscono obiettivamente ogni
azione di unità e di convergenza tra le classi lavoratrici dei vari
paesi del continente. Si tratta dunque di un’opzione non solo sbagliata
ma che, in ogni caso, sarà perdente di fronte alla offensiva delle forze
di destra.
9. Per queste ragioni abbiamo proposto e lavorato
perché anche nel nostro paese fosse presente nelle elezioni un voce
anticapitalista e che in ogni caso si realizzasse una lista capace di
avanzare un programma politico di netto rigetto delle politiche di
austerità, di difesa delle classi lavoratrici e dei movimenti sociali e
che respingesse da una parte i progetti neoliberisti e antipopolari
delle attuali istituzioni europee, dall’altra ogni idea obiettivamente
arretrata e egualmente pericolosa di ripiegamento nazionalista. Per
questo, tra l’altro, sosteniamo il percorso e le scelte del NPA-Nuovo
Partito anticapitalista in Francia e di Izquierda anticapitalista in
Spagna, nonché il fondamentale lavoro dei compagni di DEA (Sinistra
operaia internazionalista) e della Piattaforma di sinistra in Syriza in
Grecia.
10. Purtroppo in Europa non è presente un
sufficiente livello di azione coordinata e convergente delle forze
anticapitaliste peraltro esistenti in quasi tutti i paesi dell’UE.
L’obiettivo di costruire e consolidare la convergenza tra queste forze
resta tutto da realizzare e l’occasione delle elezioni europee 2014
poteva essere un’occasione da sfruttare. Ma così non è stato. Tutto ciò
lascia uno spazio grande e immeritato a quelle forze ambigue che,
nell’ambito del GUE e della Sinistra Europea praticano una politica a
metà strada tra l’alternativa e la interlocuzione con il PSE e con i
social-liberisti.
11. In Italia il percorso di costruzione della Lista
Tsipras, proprio perché si basa sul rifiuto delle politiche liberiste
attuate dalle istituzioni europee e si mantiene al’linterno di una
ispirazione internazionalista (anche grazie al riferimento alle
battaglie politiche di Syriza in Grecia), ha incontrato un’eco
relativamente importante e ha suscitato speranze positive su una scelta
chiaramente diversa da quelle delle maggiori forze in campo.
Tuttavia il risultato finale si è materializzato in una coalizione e in un profilo politico che presentano parecchie contraddizioni, ambiguità ed incertezze programmatiche.
In primo luogo dobbiamo segnalare che esso non corrisponde a quanto sarebbe obiettivamente necessario per contrastare l’avversario di classe, cioè l’affermarsi di una proposta strategica coerente e anticapitalista.
In secondo luogo all’interno della lista si esprimono un ventaglio di posizioni che oscillano tra un orientamento politico alternativo basato sulla democrazia e sull’umanesimo e che propone una linea di modifica degli assetti europei caratterizzata da una forte spinta riformista neokeynesiana con parecchie illusioni sulla sua realizzabilità e altre che si collocano apertamente sul terreno moderato della pura riforma degli attuali assetti capitalistici europei e del condizionamento delle forze social-liberiste del PSE.
Queste ultime sono ben espresse dal ruolo assunto da una serie di capilista, da intellettuali di una certa area politica “riformista”, da SEL e dal suo leader Vendola, che si è inventato la formula della “terra di mezzo” tra Schultz e Tsipras; questa idea rappresenta con nettezza il rapporto che questo orientamento vuole costruire con le socialdemocrazie e l’utilizzo della lista a fini di condizionamento e di spazio politico da conquistare.
Anche sul piano del metodo non condividiamo la scelta di affidare a pochissimi (autonominatisi “garanti”) il compito di comporre le liste operando scelte non sempre trasparenti.
Proprio per tutti questi motivi Sinistra Anticapitalista ha deciso di non far parte della Lista Tsipras e di non proporre proprie/i cadidate/i al momento della formazione delle liste.
Tuttavia il risultato finale si è materializzato in una coalizione e in un profilo politico che presentano parecchie contraddizioni, ambiguità ed incertezze programmatiche.
In primo luogo dobbiamo segnalare che esso non corrisponde a quanto sarebbe obiettivamente necessario per contrastare l’avversario di classe, cioè l’affermarsi di una proposta strategica coerente e anticapitalista.
In secondo luogo all’interno della lista si esprimono un ventaglio di posizioni che oscillano tra un orientamento politico alternativo basato sulla democrazia e sull’umanesimo e che propone una linea di modifica degli assetti europei caratterizzata da una forte spinta riformista neokeynesiana con parecchie illusioni sulla sua realizzabilità e altre che si collocano apertamente sul terreno moderato della pura riforma degli attuali assetti capitalistici europei e del condizionamento delle forze social-liberiste del PSE.
Queste ultime sono ben espresse dal ruolo assunto da una serie di capilista, da intellettuali di una certa area politica “riformista”, da SEL e dal suo leader Vendola, che si è inventato la formula della “terra di mezzo” tra Schultz e Tsipras; questa idea rappresenta con nettezza il rapporto che questo orientamento vuole costruire con le socialdemocrazie e l’utilizzo della lista a fini di condizionamento e di spazio politico da conquistare.
Anche sul piano del metodo non condividiamo la scelta di affidare a pochissimi (autonominatisi “garanti”) il compito di comporre le liste operando scelte non sempre trasparenti.
Proprio per tutti questi motivi Sinistra Anticapitalista ha deciso di non far parte della Lista Tsipras e di non proporre proprie/i cadidate/i al momento della formazione delle liste.
12. Ma altrettanto non ci sfugge che questa lista si
colloca in mezzo a un deserto politico e può apparire una posizione
alternativa e di sinistra e che come tale può essere considerata utile
da settori significativi di lavoratori e di militanti dei movimenti
sociali.
Inoltre sono candidati nelle liste alcune compagne e compagni che hanno espresso nei movimenti e nelle battaglie politiche posizioni radicali ed anticapitaliste.
Per queste ragioni, pur avendo presenti le contraddizioni espressamente richiamate, riteniamo utile avanzare una indicazione mirata, cioè di di proporre un voto su quelle/quei candidate/i, della lista che, per il loro agire politico, esprimono con coerenza un orientamento anticapitalista e di forte internità ai movimenti di contrasto alle politiche liberiste, che sono sempre stati in prima fila nei movimenti di lotta contro le politiche capitaliste dei governi e dei padroni. Tra queste/i segnaliamo in particolare la compagna Nicoletta Dosio della Val Susa, che da sempre ha fatto questa scelta politica e di militanza.
Inoltre sono candidati nelle liste alcune compagne e compagni che hanno espresso nei movimenti e nelle battaglie politiche posizioni radicali ed anticapitaliste.
Per queste ragioni, pur avendo presenti le contraddizioni espressamente richiamate, riteniamo utile avanzare una indicazione mirata, cioè di di proporre un voto su quelle/quei candidate/i, della lista che, per il loro agire politico, esprimono con coerenza un orientamento anticapitalista e di forte internità ai movimenti di contrasto alle politiche liberiste, che sono sempre stati in prima fila nei movimenti di lotta contro le politiche capitaliste dei governi e dei padroni. Tra queste/i segnaliamo in particolare la compagna Nicoletta Dosio della Val Susa, che da sempre ha fatto questa scelta politica e di militanza.
13. Sinistra Anticapitalista, sta già sviluppando
una sua specifica campagna elettorale europea, con un’impostazione di
fondo anticapitalista e internazionalista, incentrata sull’opposizione
alle politiche dell’austerità, contro l’Europa del Fiscal compact, per
l’unità delle lotte delle lavoratrici dei lavoratori; è da queste lotte,
dalle crisi sociali e politiche che si produrranno, dalla rimessa in
discussione degli assetti istituzionali capitalisti europei, espressi
nell’UE, che si porranno le condizioni e i rapporti di forza politici e
sociali per la costruzione di un’altra Europa.
Continueremo in questa campagna nelle prossime settimane mettendo l’accento e l’attenzione sulla costruzione di una mobilitazione concreta contro le misure del nuovo inverecondo governo Renzi e contro i ricatti delle politiche dell’Unione europea: decisiva, infatti, nello scontro sociale in atto sarà, come sempre, la capacità di lotta per i propri obiettivi della classe lavoratrice, sconfiggendo anche le subalternità e le complicità delle burocrazie sindacali alle scelte padronali.
In questa sede ricordiamo solo i temi principali di agitazione e di iniziativa sociale che hanno valenza europea e sui quali bisogna ricercare il coordinamento e l’unità d’azione delle masse lavoratrici e dei settori che si mobilitano:
Continueremo in questa campagna nelle prossime settimane mettendo l’accento e l’attenzione sulla costruzione di una mobilitazione concreta contro le misure del nuovo inverecondo governo Renzi e contro i ricatti delle politiche dell’Unione europea: decisiva, infatti, nello scontro sociale in atto sarà, come sempre, la capacità di lotta per i propri obiettivi della classe lavoratrice, sconfiggendo anche le subalternità e le complicità delle burocrazie sindacali alle scelte padronali.
In questa sede ricordiamo solo i temi principali di agitazione e di iniziativa sociale che hanno valenza europea e sui quali bisogna ricercare il coordinamento e l’unità d’azione delle masse lavoratrici e dei settori che si mobilitano:
- la battaglia per l’occupazione attraverso la proposta di una riduzione dell’orario a parità di salario in tutti i paesi;
- l’obiettivo di un salario minimo europeo rapportato alle condizioni concrete delle singole economie;
- la difesa ad oltranza dei servizi pubblici, a partire dalla sanità e dalla scuola costruendo il coordinamento delle lotte che già si manifestano su scala nazionale;
- il rigetto del debito e del ricatto che su di esso è stato costruito per determinare un flusso continuo di risorse dal basso verso l’alto;
- la nazionalizzione delle banche come strumento indispensabile per affrontare la crisi finanziaria e garantire il finanziamento per un nuovo forte intervento pubblico dello stato
- la battaglia per la difesa dei diritti democratici e del lavoro, a partire dalla lotta contro l’accordo del 10 gennaio.
I nostri circoli saranno dunque impegnati in una forte campagna di
agitazione e di propaganda su questi temi ed organizzeranno tutte le
iniziative pubbliche necessarie per dare la maggior forza alle nostre
proposte alternative.
In questo quadro parteciperemo attivamente all’organizzazione della manifestazione che le forze politiche anticapitaliste, il sindacalismo di classe e diversi movimenti sociali stanno organizzando per il 12 aprile a Roma contro le politiche dell’austerità. Il 12 e 13 aprile sono anche le due giornate di mobilitazione che in Francia sono state indette dal Front de Gauche e dall’NPA sulla base di un piattaforma comune contro il neofascismo del FN di Marine Le Pen e contro il durissimo patto dell’austerità che il governo “socialista” di Hollande ha concordato con la Confindustria francese e con alcuni sindacati “complici”.
Sono giornate che possono vedere una rinnovata iniziativa internazionalista della sinistra di classe in Francia e in Italia in stretto rapporto con le lotte che si manifestano in tutta Europa a partire naturalmente dalla Grecia.
In questo quadro parteciperemo attivamente all’organizzazione della manifestazione che le forze politiche anticapitaliste, il sindacalismo di classe e diversi movimenti sociali stanno organizzando per il 12 aprile a Roma contro le politiche dell’austerità. Il 12 e 13 aprile sono anche le due giornate di mobilitazione che in Francia sono state indette dal Front de Gauche e dall’NPA sulla base di un piattaforma comune contro il neofascismo del FN di Marine Le Pen e contro il durissimo patto dell’austerità che il governo “socialista” di Hollande ha concordato con la Confindustria francese e con alcuni sindacati “complici”.
Sono giornate che possono vedere una rinnovata iniziativa internazionalista della sinistra di classe in Francia e in Italia in stretto rapporto con le lotte che si manifestano in tutta Europa a partire naturalmente dalla Grecia.
14. E’ in questa ottica e in questo spirito che
domenica 13 aprile Sinistra Anticapitalista organizzerà a Roma un
meeting anticapitalista e internazionalista con la partecipazione di
compagni francesi, greci e dello Stato spagnolo e a cui invitiamo a
partecipare non solo i nostri militanti e simpatizzanti ma tutte/i
coloro che condividono queste nostre proposte politiche.
martedì 17 dicembre 2013
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| L'occupazione a Massa |
Sinistra anticapitalista Massa-Carrara esprime piena solidaritetà agli occupanti di BankItalia di Massa ed ai militanti politici che la sostengono.
E' necessario un'immediato piano straordinario che risponda all'emergenza casa.
Gli amministratori locali, così bravi a trovare schiere d'avvocati ed esperti di diritto quando si tratta di difendere gli interessi dei poteri economici e delle aziende private, mettano in campo tutto il coraggio e la fantasia - che finora non hanno dimostrato di avere - per trovare la strada che dica che è inaccettabile mantenere appatamenti e complessi immobiliari sfitti mentre la gente dorme fuori di casa.
La casa è un diritto. Le nostre vite valgono più dei loro profitti !
mercoledì 20 novembre 2013
Solidarietà al Frank The Thank, nessuna agibilità al fascismo
Sinistra Anticapitalista
Massa-Carrara esprime la propria solidarietà ai giovani militanti di
sinistra che hanno subito nella notte tra sabato e domenica
l'aggressione da parte di esponenti di Casa Pound al circolo Frank
The Thank e aderisce alla giornata di mobilitazione del prossimo 23
novembre con corteo nel centro cittadino.
Sosteniamo senza alcun
dubbio la richiesta di chiusura delle sedi di Casa Pound e Forza
Nuova, individuando nelle forze di estrema destra non un pericolo
genericamente di ordine pubblico, ma un ben più grave tentativo di
organizzare una risposta violenta e reazionaria alla crisi
capitalistica che stiamo vivendo: insomma un tentativo di svolgere
quel ruolo che il fascismo ha storicamente svolto nelle fasi di
crisi del capitale.
Sinistra Anticapitalista
che lavora, insieme ad altri per una risposta rivoluzionaria alla
crisi capitalista, è dunque a fianco dei militanti antifascisti che
da anni rivendicando a Massa e nel resto del paese la parola
d'ordine: nessuna agibilità al fascismo.
domenica 17 novembre 2013
Ecosocialismo. Una riflessione utile anche per Carrara
Un fiume in piena di manifestanti ha invaso ieri Napoli per denunciare la situazione drammatica della "Terra dei Fuochi"; migliaia di persone si sono riversate anche in Val di Susa, per ribadire la loro determinazione a dire no ad un'opera inutile e costosa.
La riflessione sull'ecosocialismo, che trovate sul sito di Sinistra Anticapitalista sarebbe un'utile punto di partenza, però, anche per affrontare le nostre questioni locali, a partire dal disastro che viviamo quotidianamente alla cave di Carrara.
La riflessione sull'ecosocialismo, che trovate sul sito di Sinistra Anticapitalista sarebbe un'utile punto di partenza, però, anche per affrontare le nostre questioni locali, a partire dal disastro che viviamo quotidianamente alla cave di Carrara.
martedì 22 ottobre 2013
18 e 19 ottobre, due giornate speciali
(Articolo integrale su anticapitalista.org)
Decine di migliaia di lavoratrici, di lavoratori, di giovani, di
migranti, di militanti dei movimenti per la difesa del territorio hanno
pacificamente riempito le strade di Roma nelle due straordinarie
giornate di mobilitazione del 18 e 19 ottobre. (...) l’iniziativa di sciopero generale assunta per lo scorso
venerdì 18 unitariamente dalle principali organizzazioni del
sindacalismo di base (USB, CUB, Cobas) ha travalicato il valore
tradizionalmente assunto dallo sciopero autunnale delle organizzazioni
“extraconfederali”. Anche i dati “ufficiali” sulla adesione allo sciopero sembrano
confermare percentuali significative di astensione dal lavoro in
parecchi uffici pubblici, in molti settori della sanità e certamente nei
trasporti pubblici, con parecchie città completamente bloccate
dall’iniziativa di protesta. Un bel corteo, con tanti lavoratori e lavoratrici, dei settori
pubblici e del lavoro privato, migranti, con una grande presenza
dell’USB, ma anche con una partecipazione degli aderenti ai Cobas al di
là delle previsioni. Contemporaneamente a Milano sfilava il corteo della CUB, con varie
migliaia di partecipanti a cui significativamente si sono aggregati
tantissimi lavoratori migranti, soprattutto della logistica, organizzati
nel SI Cobas.
(...) La giornata del sabato 19 ha visto il progressivo arrivo in piazza di migliaia di manifestanti organizzati dai movimenti per il diritto all’abitare e da quelli per la difesa del territorio (No Tav, in primis, ma anche No Muos, comitati contro gli inceneritori e le discariche, ecc.). La manifestazione del sabato pomeriggio ha avuto un successo straordinario ancor più di quella del giorno precedente. Decine e decine di migliaia di partecipanti (le valutazioni più realistiche oscillano tra i 50 e i 100.000) hanno sfilato per ore in un clima di tensione e di stato d’assedio creato ad arte dalle autorità di pubblica sicurezza e, se possibile, ancor più gonfiato da tutti gli organi di informazione che puntavano sulla ripetizione degli incidenti del 15 ottobre di due anni fa. Nonostante tutto ciò, nonostante una vergognosa provocazione da parte dei fascisti di Casapound messa in atto sotto gli occhi indifferenti di centinaia di poliziotti e di carabinieri, la manifestazione si è svolta senza incidenti né disordini di rilievo, dimostrando la compattezza politica e la determinazione vera dei manifestanti e degli organizzatori.
Gli unici fatti di un qualche rilievo, peraltro, sono accaduti di
fronte all’entrata del ministero dell’Economia, quando un drappello di
finanzieri ha caricato a freddo il corteo solo perché qualcuno lanciava
uova o bottiglie contro un’istituzione
che può essere annoverata tra i principali mandanti del massacro sociale
che distrugge il futuro di milioni di cittadine e di cittadini. Su
questi fatti e contro gli arresti operati in questa occasione
pubblichiamo anche un comunicato pervenutoci da compagne/i delle Marche. Il corteo, dopo un lungo tragitto, ha raggiunto il piazzale
antistante il ministero delle Infrastrutture, competente sia sulla
politica abitativa, sia sulle grandi opere che devastano il territorio.
Anche qua il corteo si è trasformato in acampada in attesa che,
come promesso, una delegazione del movimento possa incontrarsi con il
ministro Lupi per chiedere la risoluzione di tutti questi problemi
sociali e ambientali. Mentre scriviamo, l’acampada è ancora in corso (vedi foto).
Ma al di là della cronaca delle due giornate (la cui importanza avevamo già colto nel documento conclusivo della nostra assemblea fondativa del 20-22 settembre),
quello che è accaduto segnala un fatto nuovo, una prima importante
rottura della pace sociale, in un paese, come l’Italia, contrassegnato
finora, nonostante la dura offensiva padronale e governativa, da una
preoccupante passività sociale. Decine e decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori, di
giovani, di migranti scesi in piazza senza il supporto di apparati
sindacali o politici, anzi con il boicottaggio delle Ferrovie cosiddette
“dello Stato”, nella ostentata indifferenza di tutto il mondo politico
istituzionale, di fronte alla becera ostilità di tutti i principali mass
media, in un clima di stato d’assedio e di criminalizzazione, in una
città apparentemente deserta, costituiscono un fatto di rilevanza
inedita negli ultimi anni. Forse il 15 ottobre del 2011 in piazza
c’erano più persone, ma allora perlomeno il piccolo apparato della Fiom e
quello dell’ARCI avevano collaborato per favorire la partecipazione.
Anche la scelta non casuale operata dagli organizzatori del venerdì e
da quelli del sabato di effettuare una sorta di “staffetta” tra le due
iniziative indica una direzione di lavoro, quella della convergenza
unitaria di tutti quei movimenti sociali che su vari versanti si
battono contro l’austerità e le
politiche padronali. E in questo fronte unitario, anche grazie allo
sciopero del 18, un posto del tutto particolare spetta al movimento
delle lavoratrici e dei lavoratori. Perfino la scelta, assunta proprio
all’indomani della manifestazione da Camusso, Bonanni e Angeletti, di
proclamare scioperi territoriali di protesta contro la legge di
stabilità appare evidentemente stimolata dalla preoccupazione degli
apparati confederali di tentare di evitare che attorno ai settori più
radicali già scesi in piazza sabato possano coagularsi anche altri
settori di lavoratrici e di lavoratori colpiti duramente dalla crisi e
privati dalla totale passività di Cgil, Cisl e Uil di qualunque
occasione di lotta.
Un’altra considerazione politica va fatta rispetto alla
manifestazione nazionale che ha preceduto solo di una settimana la due
giorni rossa del 18 e 19. Ci riferiamo alla manifestazione “La via
maestra” promossa da un appello che aveva come primi firmatari tra
l’altro Maurizio Landini e Stefano Rodotà. Sulle ambiguità esplicite e implicite di quell’iniziativa abbiamo già scritto.
Occorre però dire che la manifestazione del 19 ha completamente
archiviato l’impatto del corteo del 12. E non solo perché ha portato in
piazza almeno il doppio delle persone. C’è anche uno spaccato sociale
diverso.
Il corteo del 12
ha visto sfilare il popolo dello scontento, il popolo di sinistra
orfano dell’antiberlusconismo, sconfitto dalla dilapidazione della forza
del movimento operaio e della sinistra, un popolo che viene indotto a
sognare un’inversione della pellicola della storia, il ritorno ad un
clima di compromesso sociale e di consociativismo politico
irriproponibile in questa epoca storica. Il 19 (e già prima il 18) è sceso in piazza un popolo ricco di rabbia
e di voglia di futuro, senza illusioni su inesistenti possibilità di
interlocuzione con il centrosinistra, con una potenziale consapevolezza
nella necessità della azione diretta e dell’autorganizzazione di massa. Quella tra il 12 e il 18-19 non è una banale contrapposizione
politica tra moderati e radicali, anche se la compiacenza mostrata da
alcuni dei promotori del 12 verso la criminalizzazione dei promotori del
19 non aiuta la possibilità di dialogo tra le due piazze. La necessità è quella di definire un’impostazione politica non
subalterna e non ambigua, e le potenzialità per farlo sono presenti
nell’iniziativa del 18-19 e non certo in quella del 12.
Questo ovviamente non significa che le decine di migliaia di persone
scese in piazza il 12 siano condannate ad un impotente moderatismo.
Anzi, occorrerà battersi perché quanto emerge dalle giornate del 18 e 19
possa stimolare una tempestiva riflessione, la capacità di saper
rompere con le illusioni vagheggiate dai vertici della Fiom o di Sel,
sappiano capire chi sono i veri alleati e i veri avversari, oltre che i
falsi amici.
Ciò non significa che si sia invertita la realtà del nostro paese, né
che il “movimento dei movimenti” sceso in piazza il 19 sia in sé
autosufficiente a portare a quell’inversione. L’assenza di soggetti politici capaci di interloquire positivamente
con movimenti di questo tipo può alimentarne la spoliticizzazione o la
deriva estremistica e movimentistica. La non chiarezza sul rapporto con
il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, una giustificata
diffidenza nei confronti dei sindacati, che in qualche misura rischia di
essere estesa anche alle aree e alle formazioni conflittuali del
sindacalismo classista, rischia di alimentarne l’autoisolamento e il
riproporsi di contrapposizioni stantie tra “garantiti” e “non”. Ma tutti questi problemi meglio saranno affrontati se nel vivo di una concreta mobilitazione di massa piuttosto che in una accademica discussione a tavolino.
Andrea Martini
venerdì 11 ottobre 2013
Giorgio Cremaschi a Carrara. Mercoledì 16 ottobre.
Il 18 e il 19 ottobre saremo in piazza a Roma con i lavoratori e i movimenti sociali, sostenendo lo sciopero generale del sindacalismo di base del 18 ottobre e partecipando alla manifestazione nazionale dei movimenti per la casa, per la difesa del territorio e dei beni comuni e dei servizi pubblici, del 19 ottobre a Roma
Per preararci alle due giornate di mobilitazione e per presentare l'iniziativa politica Ross@, a cui i militanti di sinistra anticapitalista aderiscono, mercoledì 16 ottobre sarà a Carrara GIORGIO CREMASCHI, con appuntamento alle ore 21 presso la sede dell’ARCI in via Loris Giorgi n. 3 al primo piano.
Per informazioni sull'iniziativa e sui mezzi per raggiungere Roma per la manifestazione potete scrivere a massacarrara@anticapitalista.org
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