venerdì 28 marzo 2014

Sinistra Anticapitalista e le Elezioni Europee

Coordinamento nazionale di Sinistra Anticapitalista, 22-23 marzo 2014

Risoluzione sulle elezioni europee e sulla campagna politica contro l’Europa del Fiscal Compact

 

1. La scadenza delle elezioni europee costituisce un momento politico di grande rilevanza per tutti i paesi del continente e per l’Italia. Dopo anni di crisi e di violente politiche austerità, il voto, pur nella sua forma particolare e distorta rispetto alla complessità della realtà sociale, mostrerà le grandi tendenze in atto, gli effetti politici prodotti dalla crisi sociale e le ripercussioni sui livelli di coscienza delle classi lavoratrici e popolari. La possibile non partecipazione al voto di larghi settori di massa rappresenterà in ogni caso un segnale, una forma specifica di espressione politica.

2. I risultati del voto influenzeranno le dinamiche e gli orientamenti tattici delle forze politiche dominanti, fermo restando il quadro strategico dato, cioè l’offensiva della borghesia contro le classi lavoratrici e le politiche dell’austerità che la realizzano.
3. Il rigetto delle politiche dell’Unione Europea e delle sue istituzioni da parte di larghi settori di massa di fronte ad una sempre maggiore consapevolezza sulla drammaticità della situazione e sulla totale incertezza del futuro, in mancanza di una risposta adeguata delle organizzazioni sindacali e della sinistra, spinge settori popolari alla deriva verso forze populiste di destra e/o direttamente fasciste. La consistenza, la presenza elettorale e l’organizzazione delle forze della destra e della destra estrema in diversi paesi, le potenzialità che queste possono avere in altri, testimonia di un pericolo forte, strettamente connesso con la debolezza della sinistra e dei movimenti sociali nella costruzione di una valida e credibile alternativa alle politiche economiche e sociali delle classi dominanti europee.
4. Decisivo in questo contesto è quindi costruire le resistenze delle lavoratrici e dei lavoratori contro l’attacco delle forze governative e padronali che colpisce ormai tutti gli aspetti della loro vita: l’occupazione, il salario, i diritti del lavoro, lo stato sociale, i servizi sociali anche quelli più fondamentali come la sanità e la scuola, gli stessi diritti democratici e le forme della democrazia borghese, quale si era consolidata nel continente dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.
Una posizione di rigetto dell’austerità, dei vincoli, dei trattati e delle istituzioni antidemocratiche di Bruxelles, di denuncia dei disegni e degli obiettivi padronali, di rifiuto conseguente di ogni alleanza con le forze social-liberiste del PSE nella gestione della crisi, di indicazione della solidarietà e dell’unità delle classi lavoratrici contro il comune nemico, si misura in primo luogo sul terreno sociale, nel sostegno alle lotte e nel rapporto materiale tra le lavoratrici e i lavoratori al di là delle frontiere.
5. La scadenza politica elettorale, proprio ed anche perché si manifestano forti lacerazioni e tendenze centrifughe, avrà una valenza continentale ponendosi all’attenzione delle popolazioni e delle classi lavoratrici; per questo non può essere considerata secondaria dalle forze anticapitaliste che devono provare ad usarle, se ne hanno la forza organizzativa, nelle forme tattiche utili alla loro costruzione e a quella del movimento.
Sarebbe negativo se sull’arena elettorale si confrontassero ed avessero spazio e credibilità, solo le opzioni “ufficiali” della borghesia e quelle che in diverse forme ripropongono una soluzione “nazionale”.
6. Le prime puntano alla difesa dei contenuti economici e politici espressi nei trattati europei e alla conseguente modifica storica dei rapporti di forza tra le classi, anche se mascherati da ipocriti discorsi “europeisti”. Sono posizioni che hanno il convinto supporto di tutte le forze della “sinistra” moderata al di là delle vacue richieste di qualche modesta iniezione di misure sociali che comunque non metta in discussione le scelte neoliberiste di fondo. L’altra opzione indica un ripiegamento sul vecchio modello nazionale, del tutto coerente con l’ispirazione reazionaria di alcune delle forze che la sostengono e su cui puntano a costruire la loro egemonia le forze fasciste e di estrema destra.
7. Un’opzione ancora diversa è rappresentata in Italia dalla proposta del Movimento 5 Stelle, costruitosi attorno alla grande ondata di “antipolitica” prodottasi nel corso degli ultimi anni. Sul terreno europeo il M5S oscilla tra una posizione di ripiegamento “nazionale” e la consapevolezza che, in questa opzione, l’egemonia a livello continentale non potrebbe che essere nelle mani delle forze più reazionarie. Le ambiguità politiche e, soprattutto, il carattere aclassista del suo gruppo dirigente non consentono al M5S di individuare e adottare una posizione più chiara, legata alle contraddizioni sociali e internazionalista.
8. Le correnti di sinistra anche radicale che vedono una soluzione nell’arroccamento nazionale nutrono pericolose illusioni sulla possibilità che in un quadro diverso e più ristretto possano riproporsi politiche espansive e neokeynesiane e su una possibile convergenza con settori della borghesia nazionale nella speranza di riconquistare le posizioni perdute. Puntano alla impossibile salvezza del proprio proletariato “nazionale” e impediscono obiettivamente ogni azione di unità e di convergenza tra le classi lavoratrici dei vari paesi del continente. Si tratta dunque di un’opzione non solo sbagliata ma che, in ogni caso, sarà perdente di fronte alla offensiva delle forze di destra.
9. Per queste ragioni abbiamo proposto e lavorato perché anche nel nostro paese fosse presente nelle elezioni un voce anticapitalista e che in ogni caso si realizzasse una lista capace di avanzare un programma politico di netto rigetto delle politiche di austerità, di difesa delle classi lavoratrici e dei movimenti sociali e che respingesse da una parte i progetti neoliberisti e antipopolari delle attuali istituzioni europee, dall’altra ogni idea obiettivamente arretrata e egualmente pericolosa di ripiegamento nazionalista. Per questo, tra l’altro, sosteniamo il percorso e le scelte del NPA-Nuovo Partito anticapitalista in Francia e di Izquierda anticapitalista in Spagna, nonché il fondamentale lavoro dei compagni di DEA (Sinistra operaia internazionalista) e della Piattaforma di sinistra in Syriza in Grecia.
10. Purtroppo in Europa non è presente un sufficiente livello di azione coordinata e convergente delle forze anticapitaliste peraltro esistenti in quasi tutti i paesi dell’UE. L’obiettivo di costruire e consolidare la convergenza tra queste forze resta tutto da realizzare e l’occasione delle elezioni europee 2014 poteva essere un’occasione da sfruttare. Ma così non è stato. Tutto ciò lascia uno spazio grande e immeritato a quelle forze ambigue che, nell’ambito del GUE e della Sinistra Europea praticano una politica a metà strada tra l’alternativa e la interlocuzione con il PSE e con i social-liberisti.
11. In Italia il percorso di costruzione della Lista Tsipras, proprio perché si basa sul rifiuto delle politiche liberiste attuate dalle istituzioni europee e si mantiene al’linterno di una ispirazione internazionalista (anche grazie al riferimento alle battaglie politiche di Syriza in Grecia), ha incontrato un’eco relativamente importante e ha suscitato speranze positive su una scelta chiaramente diversa da quelle delle maggiori forze in campo.
Tuttavia il risultato finale si è materializzato in una coalizione e in un profilo politico che presentano parecchie contraddizioni, ambiguità ed incertezze programmatiche.
In primo luogo dobbiamo segnalare che esso non corrisponde a quanto sarebbe obiettivamente necessario per contrastare l’avversario di classe, cioè l’affermarsi di una proposta strategica coerente e anticapitalista.
In secondo luogo all’interno della lista si esprimono un ventaglio di posizioni che oscillano tra un orientamento politico alternativo basato sulla democrazia e sull’umanesimo e che propone una linea di modifica degli assetti europei caratterizzata da una forte spinta riformista neokeynesiana con parecchie illusioni sulla sua realizzabilità e altre che si collocano apertamente sul terreno moderato della pura riforma degli attuali assetti capitalistici europei e del condizionamento delle forze social-liberiste del PSE.
Queste ultime sono ben espresse dal ruolo assunto da una serie di capilista, da intellettuali di una certa area politica “riformista”, da SEL e dal suo leader Vendola, che si è inventato la formula della “terra di mezzo” tra Schultz e Tsipras; questa idea rappresenta con nettezza il rapporto che questo orientamento vuole costruire con le socialdemocrazie e l’utilizzo della lista a fini di condizionamento e di spazio politico da conquistare.
Anche sul piano del metodo non condividiamo la scelta di affidare a pochissimi (autonominatisi “garanti”) il compito di comporre le liste operando scelte non sempre trasparenti.
Proprio per tutti questi motivi Sinistra Anticapitalista ha deciso di non far parte della Lista Tsipras e di non proporre proprie/i cadidate/i al momento della formazione delle liste.
12. Ma altrettanto non ci sfugge che questa lista si colloca in mezzo a un deserto politico e può apparire una posizione alternativa e di sinistra e che come tale può essere considerata utile da settori significativi di lavoratori e di militanti dei movimenti sociali.
Inoltre sono candidati nelle liste alcune compagne e compagni che hanno espresso nei movimenti e nelle battaglie politiche posizioni radicali ed anticapitaliste.
Per queste ragioni, pur avendo presenti le contraddizioni espressamente richiamate, riteniamo utile avanzare una indicazione mirata, cioè di di proporre un voto su quelle/quei candidate/i, della lista che, per il loro agire politico, esprimono con coerenza un orientamento anticapitalista e di forte internità ai movimenti di contrasto alle politiche liberiste, che sono sempre stati in prima fila nei movimenti di lotta contro le politiche capitaliste dei governi e dei padroni. Tra queste/i segnaliamo in particolare la compagna Nicoletta Dosio della Val Susa, che da sempre ha fatto questa scelta politica e di militanza.
13. Sinistra Anticapitalista, sta già sviluppando una sua specifica campagna elettorale europea, con un’impostazione di fondo anticapitalista e internazionalista, incentrata sull’opposizione alle politiche dell’austerità, contro l’Europa del Fiscal compact, per l’unità delle lotte delle lavoratrici dei lavoratori; è da queste lotte, dalle crisi sociali e politiche che si produrranno, dalla rimessa in discussione degli assetti istituzionali capitalisti europei, espressi nell’UE, che si porranno le condizioni e i rapporti di forza politici e sociali per la costruzione di un’altra Europa.
Continueremo in questa campagna nelle prossime settimane mettendo l’accento e l’attenzione sulla costruzione di una mobilitazione concreta contro le misure del nuovo inverecondo governo Renzi e contro i ricatti delle politiche dell’Unione europea: decisiva, infatti, nello scontro sociale in atto sarà, come sempre, la capacità di lotta per i propri obiettivi della classe lavoratrice, sconfiggendo anche le subalternità e le complicità delle burocrazie sindacali alle scelte padronali.
In questa sede ricordiamo solo i temi principali di agitazione e di iniziativa sociale che hanno valenza europea e sui quali bisogna ricercare il coordinamento e l’unità d’azione delle masse lavoratrici e dei settori che si mobilitano:
  • la battaglia per l’occupazione attraverso la proposta di una riduzione dell’orario a parità di salario in tutti i paesi;
  • l’obiettivo di un salario minimo europeo rapportato alle condizioni concrete delle singole economie;
  • la difesa ad oltranza dei servizi pubblici, a partire dalla sanità e dalla scuola costruendo il coordinamento delle lotte che già si manifestano su scala nazionale;
  • il rigetto del debito e del ricatto che su di esso è stato costruito per determinare un flusso continuo di risorse dal basso verso l’alto;
  • la nazionalizzione delle banche come strumento indispensabile per affrontare la crisi finanziaria e garantire il finanziamento per un nuovo forte intervento pubblico dello stato
  • la battaglia per la difesa dei diritti democratici e del lavoro, a partire dalla lotta contro l’accordo del 10 gennaio.
I nostri circoli saranno dunque impegnati in una forte campagna di agitazione e di propaganda su questi temi ed organizzeranno tutte le iniziative pubbliche necessarie per dare la maggior forza alle nostre proposte alternative.
In questo quadro parteciperemo attivamente all’organizzazione della manifestazione che le forze politiche anticapitaliste, il sindacalismo di classe e diversi movimenti sociali stanno organizzando per il 12 aprile a Roma contro le politiche dell’austerità. Il 12 e 13 aprile sono anche le due giornate di mobilitazione che in Francia sono state indette dal Front de Gauche e dall’NPA sulla base di un piattaforma comune contro il neofascismo del FN di Marine Le Pen e contro il durissimo patto dell’austerità che il governo “socialista” di Hollande ha concordato con la Confindustria francese e con alcuni sindacati “complici”.
Sono giornate che possono vedere una rinnovata iniziativa internazionalista della sinistra di classe in Francia e in Italia in stretto rapporto con le lotte che si manifestano in tutta Europa a partire naturalmente dalla Grecia.
14. E’ in questa ottica e in questo spirito che domenica 13 aprile Sinistra Anticapitalista organizzerà a Roma un meeting anticapitalista e internazionalista con la partecipazione di compagni francesi, greci e dello Stato spagnolo e a cui invitiamo a partecipare non solo i nostri militanti e simpatizzanti ma tutte/i coloro che condividono queste nostre proposte politiche.

 

martedì 17 dicembre 2013

L'occupazione a Massa
Sinistra anticapitalista Massa-Carrara esprime piena solidaritetà agli occupanti di BankItalia di Massa ed ai militanti politici che la sostengono. 

E' necessario un'immediato piano straordinario che risponda all'emergenza casa. 

Gli amministratori locali, così bravi a trovare schiere d'avvocati ed esperti di diritto quando si tratta di difendere gli interessi dei poteri economici e delle aziende private, mettano in campo tutto il coraggio e la fantasia - che finora non hanno dimostrato di avere - per trovare la strada che dica che è inaccettabile mantenere appatamenti e complessi immobiliari sfitti mentre la gente dorme fuori di casa.

La casa è un diritto. Le nostre vite valgono più dei loro profitti !

mercoledì 20 novembre 2013

Solidarietà al Frank The Thank, nessuna agibilità al fascismo

Sinistra Anticapitalista Massa-Carrara esprime la propria solidarietà ai giovani militanti di sinistra che hanno subito nella notte tra sabato e domenica l'aggressione da parte di esponenti di Casa Pound al circolo Frank The Thank e aderisce alla giornata di mobilitazione del prossimo 23 novembre con corteo nel centro cittadino.

Sosteniamo senza alcun dubbio la richiesta di chiusura delle sedi di Casa Pound e Forza Nuova, individuando nelle forze di estrema destra non un pericolo genericamente di ordine pubblico, ma un ben più grave tentativo di organizzare una risposta violenta e reazionaria alla crisi capitalistica che stiamo vivendo: insomma un tentativo di svolgere quel ruolo che il fascismo ha storicamente svolto nelle fasi di crisi del capitale.

Sinistra Anticapitalista che lavora, insieme ad altri per una risposta rivoluzionaria alla crisi capitalista, è dunque a fianco dei militanti antifascisti che da anni rivendicando a Massa e nel resto del paese la parola d'ordine: nessuna agibilità al fascismo.

domenica 17 novembre 2013

Ecosocialismo. Una riflessione utile anche per Carrara

Un fiume in piena di manifestanti ha invaso ieri Napoli per denunciare la situazione drammatica della "Terra dei Fuochi"; migliaia di persone si sono riversate anche in Val di Susa, per ribadire la loro determinazione a dire no ad un'opera inutile e costosa.

La riflessione sull'ecosocialismo, che trovate sul sito di Sinistra Anticapitalista sarebbe un'utile punto di partenza, però, anche per affrontare le nostre questioni locali, a partire dal disastro che viviamo quotidianamente alla cave di Carrara.

martedì 22 ottobre 2013

18 e 19 ottobre, due giornate speciali

(Articolo integrale su anticapitalista.org)

 

 

Decine di migliaia di lavoratrici, di lavoratori, di giovani, di migranti, di militanti dei movimenti per la difesa del territorio hanno pacificamente riempito le strade di Roma nelle due straordinarie giornate di mobilitazione del 18 e 19 ottobre. (...) l’iniziativa di sciopero generale assunta per lo scorso venerdì 18 unitariamente dalle principali organizzazioni del sindacalismo di base (USB, CUB, Cobas) ha travalicato il valore tradizionalmente assunto dallo sciopero autunnale delle organizzazioni “extraconfederali”. Anche i dati “ufficiali” sulla adesione allo sciopero sembrano confermare percentuali significative di astensione dal lavoro in parecchi uffici pubblici, in molti settori della sanità e certamente nei trasporti pubblici, con parecchie città completamente bloccate dall’iniziativa di protesta. Un bel corteo, con tanti lavoratori e lavoratrici, dei settori pubblici e del lavoro privato, migranti, con una grande presenza dell’USB, ma anche con una partecipazione degli aderenti ai Cobas al di là delle previsioni. Contemporaneamente a Milano sfilava il corteo della CUB, con varie migliaia di partecipanti a cui significativamente si sono aggregati tantissimi lavoratori migranti, soprattutto della logistica, organizzati nel SI Cobas.

(...) La giornata del sabato 19 ha visto il progressivo arrivo in piazza di migliaia di manifestanti organizzati dai movimenti per il diritto all’abitare e da quelli per la difesa del territorio (No Tav, in primis, ma anche No Muos, comitati contro gli inceneritori e le discariche, ecc.). La manifestazione del sabato pomeriggio ha avuto un successo straordinario ancor più di quella del giorno precedente. Decine e decine di migliaia di partecipanti (le valutazioni più realistiche oscillano tra i 50 e i 100.000) hanno sfilato per ore in un clima di tensione e di stato d’assedio creato ad arte dalle autorità di pubblica sicurezza e, se possibile, ancor più gonfiato da tutti gli organi di informazione che puntavano sulla ripetizione degli incidenti del 15 ottobre di due anni fa. Nonostante tutto ciò, nonostante una vergognosa provocazione da parte dei fascisti di Casapound messa in atto sotto gli occhi indifferenti di centinaia di poliziotti e di carabinieri, la manifestazione si è svolta senza incidenti né disordini di rilievo, dimostrando la compattezza politica e la determinazione vera dei manifestanti e degli organizzatori.

Gli unici fatti di un qualche rilievo, peraltro, sono accaduti di fronte all’entrata del ministero dell’Economia, quando un drappello di finanzieri ha caricato a freddo il corteo solo perché qualcuno lanciava uova o bottiglie contro un’istituzione che può essere annoverata tra i principali mandanti del massacro sociale che distrugge il futuro di milioni di cittadine e di cittadini. Su questi fatti e contro gli arresti operati in questa occasione pubblichiamo anche un comunicato pervenutoci da compagne/i delle Marche. Il corteo, dopo un lungo tragitto, ha raggiunto il piazzale antistante il ministero delle Infrastrutture, competente sia sulla politica abitativa, sia sulle grandi opere che devastano il territorio. Anche qua il corteo si è trasformato in acampada in attesa che, come promesso, una delegazione del movimento possa incontrarsi con il ministro Lupi per chiedere la risoluzione di tutti questi problemi sociali e ambientali. Mentre scriviamo, l’acampada è ancora in corso (vedi foto).

Ma al di là della cronaca delle due giornate (la cui importanza avevamo già colto nel documento conclusivo della nostra assemblea fondativa del 20-22 settembre), quello che è accaduto segnala un fatto nuovo, una prima importante rottura della pace sociale, in un paese, come l’Italia, contrassegnato finora, nonostante la dura offensiva padronale e governativa, da una preoccupante passività sociale. Decine e decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori, di giovani, di migranti scesi in piazza senza il supporto di apparati sindacali o politici, anzi con il boicottaggio delle Ferrovie cosiddette “dello Stato”, nella ostentata indifferenza di tutto il mondo politico istituzionale, di fronte alla becera ostilità di tutti i principali mass media, in un clima di stato d’assedio e di criminalizzazione, in una città apparentemente deserta, costituiscono un fatto di rilevanza inedita negli ultimi anni. Forse il 15 ottobre del 2011 in  piazza c’erano più persone, ma allora perlomeno il piccolo apparato della Fiom e quello dell’ARCI avevano collaborato per favorire la partecipazione.

Anche la scelta non casuale operata dagli organizzatori del venerdì e da quelli del sabato di effettuare una sorta di “staffetta” tra le due iniziative indica una direzione di lavoro, quella della convergenza unitaria  di tutti quei movimenti sociali che su vari versanti si battono contro l’austerità e le politiche padronali. E in questo fronte unitario, anche grazie allo sciopero del 18, un posto del tutto particolare spetta al movimento delle lavoratrici e dei lavoratori. Perfino la scelta, assunta proprio all’indomani della manifestazione da Camusso, Bonanni e Angeletti, di proclamare scioperi territoriali di protesta contro la legge di stabilità appare evidentemente stimolata dalla preoccupazione degli apparati confederali di tentare di evitare che attorno ai settori più radicali già scesi in piazza sabato possano coagularsi anche altri settori di lavoratrici e di lavoratori colpiti duramente dalla crisi e privati dalla totale passività di Cgil, Cisl e Uil di qualunque occasione di lotta.

Un’altra considerazione politica va fatta rispetto alla manifestazione nazionale che ha preceduto solo di una settimana la due giorni rossa del 18 e 19. Ci riferiamo alla manifestazione “La via maestra” promossa da un appello che aveva come primi firmatari tra l’altro Maurizio Landini e Stefano Rodotà. Sulle ambiguità esplicite e implicite di quell’iniziativa abbiamo già scritto. Occorre però dire che la manifestazione del 19 ha completamente archiviato l’impatto del corteo del 12. E non solo perché ha portato in piazza almeno il doppio delle persone. C’è anche uno spaccato sociale diverso.

Il corteo del 12 ha visto sfilare il popolo dello scontento, il popolo di sinistra orfano dell’antiberlusconismo, sconfitto dalla dilapidazione della forza del movimento operaio e della sinistra, un popolo che viene indotto a sognare un’inversione della pellicola della storia, il ritorno ad un clima di compromesso sociale e di consociativismo politico irriproponibile in questa epoca storica. Il 19 (e già prima il 18) è sceso in piazza un popolo ricco di rabbia e di voglia di futuro, senza illusioni su inesistenti possibilità di interlocuzione con il centrosinistra, con una potenziale consapevolezza nella necessità della azione diretta e dell’autorganizzazione di massa. Quella tra il 12 e il 18-19 non è una banale contrapposizione politica tra moderati e radicali, anche se la compiacenza mostrata da alcuni dei promotori del 12 verso la criminalizzazione dei promotori del 19 non aiuta la possibilità di dialogo tra le due piazze. La necessità è quella di definire un’impostazione politica non subalterna e non ambigua, e le potenzialità per farlo sono presenti nell’iniziativa del 18-19 e non certo in quella del 12.

Questo ovviamente non significa che le decine di migliaia di persone scese in piazza il 12 siano condannate ad un impotente moderatismo. Anzi, occorrerà battersi perché quanto emerge dalle giornate del 18 e 19 possa stimolare una tempestiva riflessione, la capacità di saper rompere con le illusioni vagheggiate dai vertici della Fiom o di Sel, sappiano capire chi sono i veri alleati e i veri avversari, oltre che i falsi amici.

Ciò non significa che si sia invertita la realtà del nostro paese, né che il “movimento dei movimenti” sceso in piazza il 19 sia in sé autosufficiente a portare a quell’inversione. L’assenza di soggetti politici capaci di interloquire positivamente con movimenti di questo tipo può alimentarne la spoliticizzazione o la deriva estremistica e movimentistica. La non chiarezza sul rapporto con il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, una giustificata diffidenza nei confronti dei sindacati, che in qualche misura rischia di essere estesa anche alle aree e alle formazioni conflittuali del sindacalismo classista, rischia di alimentarne l’autoisolamento e il riproporsi di contrapposizioni stantie tra “garantiti” e “non”. Ma tutti questi problemi meglio saranno affrontati se nel vivo di una concreta mobilitazione di massa piuttosto che in una accademica discussione a tavolino.

Andrea Martini

venerdì 11 ottobre 2013

Giorgio Cremaschi a Carrara. Mercoledì 16 ottobre.


Il 18 e il 19 ottobre saremo in piazza a Roma con i lavoratori e i movimenti sociali, sostenendo lo sciopero generale del sindacalismo di base del 18 ottobre e partecipando alla manifestazione nazionale dei  movimenti per la casa, per la difesa del territorio e dei beni comuni e dei servizi pubblici, del 19 ottobre a Roma

Per preararci alle due giornate di mobilitazione e per presentare l'iniziativa politica Ross@, a cui i militanti di sinistra anticapitalista aderiscono, mercoledì 16 ottobre sarà a Carrara GIORGIO CREMASCHI, con appuntamento alle ore 21 presso la sede dell’ARCI in via Loris Giorgi n. 3 al primo piano.

Per informazioni sull'iniziativa e sui mezzi per raggiungere Roma per la manifestazione potete scrivere a massacarrara@anticapitalista.org